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10/10/2019PATTY VALSECCHI MUSIC PROMOTER
 
 
PRESENTAZIONE BIOGRAFIA DI: TITTA COLLEONI “SETTE BICCHIERI QUASI UGUALI” AUTORE: ALESSANDRO DUCOLI AL MO.CA
 
 
ASSOCIAZIONE FESTA DELLA MUSICA
presenta
Venerdì 11 Ottobre 2019
Ore: 18.00
Presso MO.CA (Sala Alberi)
Via Moretto, 71 - BRESCIA

ingresso libero

Presentazione Biografia di:
TITTA COLLEONI
“SETTE BICCHIERI
QUASI UGUALI”
Autore:
ALESSANDRO DUCOLI

Edizioni : Latakia

Una gradevole chiacchierata con L'autore Alessandro Ducoli, Il musicista Titta Colleoni e il giornalista Jean-Luc Stote.

Titta Colleoni, classe 1947, e classe da vendere. Musicista prezioso, storico pianista degli acclamati Perdio, è stato compagno di viaggio di Lucio Dalla, Franco Battiato, Edoardo Bennato, Lino Capravaccina, Banco del Mutuo Soccorso, e di tanti altri.
Una storia che non è solo musica, ma una vera e propria odissea tra mari sempre diversi e quasi sempre mossi, molto mossi.
Dall'infanzia dorata nella pianura dell'Isola di Bergamo, fino alla fuga da un seminario e da un conservatorio... e poi i trionfi e le sconfitte musicali degli anni ‘70, e poi ancora una fuga terapeutica in Libia e il recente ritorno alla musica. Tutto consumato tra successi, insuccessi ed eccessi, tra una frattura e l'altra.
Un vero e proprio sopravvissuto si racconta senza freni e inibizioni, e senza lasciare nulla al caso.
Non c'è solo il Titta in questo racconto, ma anche l'Italia, e il susseguirsi dei sogni che hanno accompagnato e caratterizzato gli ultimi 5 decenni della nostra «cara» penisola.
Scritta da Alessandro Ducoli, la biografia è completata dall'album
«In The Garden Of Eden» che raccoglie le suite superstiti scritte negli ultimi anni.

Nel suo cammino, seguendo un percorso che lo ha portato dalla rurale provincia bergamasca ai concerti sui più importanti palchi d'Italia, Titta Colleoni è diventato un protagonista di quella storica scena Progressive tricolore che è stata - e rimane – esempio e ispirazione per generazioni di musicisti.
In queste pagine, Titta Colleoni si racconta con sincerità, senza nascondere nulla: fra incontri e successi, insuccessi, fratture ed eccessi, la storia di una vita che ha dell'incredibile si snoda come una chiacchierata al bar, fra buoni amici e buoni bicchieri. Quasi uguali.




( ) Mia madre era una donna dal cuore grande. Non stava mai in silenzio: urlava e cantava. Urlava … contro la nostra insubordinazione domestica e poi cantava per farsi voler bene, sia in casa che in chiesa. Una donna splendida, antica. Faceva la “servetta” alle Signore Marie (le Sciure Marie), due sorelle, zitelle, padrone di tutti i campi e di tutte le corti di Suisio. Una volta fu maltrattata e se ne tornò a casa: nemmeno un'ora dopo le infami sorelle mandarono il “fattore” (il solito ruffiano leccaculo del paese) ad annunciare che in caso di mancato ritorno avremmo dovuto prendere il carretto e gli stracci e ce ne saremmo dovuti andare. Ricordate l'Albero degli zoccoli? Proprio così… Mia mamma non ha mai smesso di raccontare quell'episodio fino ai 90 anni. Di donne così non ne fanno più. Ma la buona notizia è che anche le Sciure Marie non le fanno più. ( ) … Un edificio enorme. Metteva paura, da fuori e da dentro. Ovattato, supremo, silenzioso. Mi faceva più effetto di una chiesa. Ed è forse per questo che ne ho sempre avuto un certo timore. Ma ne avvertivo anche la spiritualità, sicuramente più solenne e pulita di quella che avevo trovato in seminario. Ma per la mia famiglia era ormai chiaro che ero portato per la musica: si trattava di una vera e propria “vocazione”, e il Donizetti sembrava il luogo ideale… ( ) … Quel meccanismo ha fatto fare soldi a troppa gente, compresi molti dei grandi “eroi” della musica italiana di allora. Una marmaglia di incapaci. Del resto, erano i “favolosi” anni '60, come spesso vengono ricordati. Oggi credo di avere capito perché e, soprattutto, perché sono sempre gli stessi a definirli così… ( ) … L'acido non è una moda, è un esercizio. ( ) … Edoardo è arrivato a Suisio da Londra, dove era andato per suonare per strade e in metropolitana. Si è presentato con la sua 850 spider azzurra. Un ragazzo pieno di capelli, un vero e proprio cespuglio con le gambe. L'ho portato subito dal Lüizì per fargli mangiare un po' di trippa: dopo un viaggio così lungo mi sembrava doveroso. Poi siamo saliti da me per ascoltare un nastro con le sue idee. (...) ( ) … Eravamo quelli della sperimentazione, quelli che avevano appreso la lezione dei Pink Floyd e dei King Crimson, quelli che non si accontentavano più di fare il verso ai Soft Machine. Eravamo i Perdio e Perdio! non servivamo più. ( ) … La macchina si era fermata con le ruote in aria e siamo usciti strisciando dai finestrini. Abbiamo dovuto filare. In lontananza si vedevano arrivare le macchine della polizia. È stato il padre di Ibrahim a spiegare l'accaduto ai gendarmi presentatisi in officina: in quella Libia la figura paterna era rispettata, e anche i gendarmi sapevano che il vecchio Ash Mahmood sarebbe stato più severo del peggiore dei giudici. (...) Ricordo anche personaggi come Nicola Pietrangeli, Luca Barbareschi, Adriano Panatta e Barbara Bouchet (compreso suo figlio, detto Il Principino per una certa tendenza a farsi trattare da sultano). Tutta Gente di un certo livello, ma perlopiù ospiti di professione. Gente che, anche solo per aver fatto una cosa buona nella vita, si gongolava oltre il dovuto. In effetti vincere il Roland Garros credo sia davvero Rock'n'Roll, e Panatta non era certo il peggiore degli “ospiti”. Ma erano gli anni dell'edonismo spudorato, e io ne facevo parte, al punto da offrirmi di arbitrare una partita tra l'Adriano nazionale e Paolo Cané (uno di quelli da salvare). Non sapevo un cazzo di tennis. Alla fine hanno perso tutti e due. ( ) … La sfortuna colpisce sempre al momento giusto. ( ) … CasaTitta, nell'idea di Jean-Luc, doveva ripercorrere il periodo d'oro del Progressive italiano, cercando di ricreare l'atmosfera che c'era a casa mia in quegli anni. Il pretesto diventava occasione per agganciarsi al nuovo movimento musicale che stava nascendo. Dovevano essere solo un paio di puntate: dopo quasi sei anni, siamo ancora in onda.
 


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