
Nel tennis il talento si vede. Trasformarlo in un giocatore competitivo, però, richiede molto di più. Tecnica, movimento, capacità decisionale, lettura tattica, preparazione mentale e gestione della competizione devono crescere insieme. È su questi elementi che si concentra oggi una parte importante del lavoro di Diego De Vecchis, romano, classe 1981, ex giocatore diventato coach, responsabile tecnico e professionista dello sviluppo e della valutazione degli atleti.
La sua prospettiva nasce da un percorso agonistico iniziato molto presto. A tredici anni viene selezionato dalla Federazione Italiana Tennis per il Centro Tecnico Nazionale di Cesenatico. Da junior compete a livello nazionale e internazionale e rappresenta l'Italia. Nel 1997 la European Tennis Association gli attribuisce il terzo posto nel riconoscimento Boys 16 & Under “Player of the Year”; nello stesso anno fa parte della squadra italiana vincitrice degli European Indoor Team Championships Under 16 e rappresenta l'Italia nella NEC World Youth Cup – ITF Team Championships for Boys and Girls 16 and Under.
Nel suo percorso giovanile c'è anche la vittoria per 6-3, 6-2 su Roger Federer al torneo ETA Under-14 “Les Petits Princes” di Annecy, nel 1995. Un risultato ricordato anni dopo anche dalla stampa specializzata italiana e indicativo del livello competitivo nel quale De Vecchis si è formato.
Guardare un giocatore non significa valutarlo
Dopo gli anni vissuti dalla parte dell'atleta, De Vecchis passa progressivamente al coaching. «Quando guardi una partita per piacere puoi concentrarti sul risultato o sui colpi più belli. Quando devi valutare un giocatore, invece, devi scomporre la sua prestazione. Devi capire non soltanto cosa fa, ma come, quando e perché lo fa».
La valutazione prende così in considerazione esecuzione dei colpi, consistenza, movimento, comprensione tattica, capacità decisionale e comportamento durante il match. Un buon diritto, da solo, dice poco se il giocatore non riesce a utilizzarlo sotto pressione, a costruire lo scambio per arrivarci o a scegliere il momento corretto per accelerare.
Prima la valutazione, poi il programma
Per De Vecchis il programma di allenamento dovrebbe partire da una domanda semplice: di cosa ha realmente bisogno questo giocatore? «Non credo nell'idea di prendere lo stesso allenamento e applicarlo a dieci persone. Puoi avere principi comuni, ma il programma deve partire dalle caratteristiche del giocatore».
Da qui nasce il lavoro sui programmi individualizzati. Un junior può avere bisogno di consolidare i colpi e sviluppare la comprensione tattica; un agonista può avere una tecnica avanzata ma perdere efficienza sotto pressione. Il coach deve individuare le priorità e verificare se il lavoro svolto in allenamento si trasferisce alla competizione.
La tecnica conta. Ma deve sopravvivere alla partita
È probabilmente qui che l'esperienza agonistica di De Vecchis incide maggiormente sul suo metodo. Una soluzione tecnica efficace durante un esercizio controllato non è necessariamente efficace in partita. Velocità, stanchezza, posizione in campo, caratteristiche dell'avversario e necessità di decidere in pochi istanti cambiano completamente il contesto.
«Il movimento può essere perfetto quando sai esattamente quale palla sta arrivando. La domanda è cosa succede quando non lo sai più. È lì che cominci a capire quanto una soluzione tecnica sia realmente acquisita». Il percorso passa quindi dall'esecuzione alla preparazione competitiva, integrando lavoro tecnico, situazioni tattiche, analisi del match e simulazioni di gioco.
Decision-making: il colpo che non compare nelle statistiche
Tra gli aspetti sui quali De Vecchis insiste c'è la capacità decisionale. Quando accelerare? Quando difendere? Dove recuperare posizione? Quale soluzione scegliere in funzione dell'avversario? «Il coach non deve creare un giocatore che aspetta continuamente istruzioni. Deve aiutarlo a costruire gli strumenti per trovare soluzioni da solo. In partita, alla fine, deve decidere lui».
Allenare gli atleti e coordinare chi li allena
Nel corso della carriera il lavoro di De Vecchis si estende oltre il rapporto individuale coach-atleta. Tra il 2018 e il 2022, come Head Padel Coach presso Country Sport Village, supervisiona un gruppo di dieci senior coaches, contribuendo alla definizione di standard condivisi di coaching, alla formazione dello staff e ai programmi di sviluppo degli atleti.
È questa evoluzione a riassumere il metodo di De Vecchis: osservare, comprendere il giocatore, costruire un programma e verificare se ciò che funziona in allenamento continua a funzionare quando inizia la partita. L'esperienza da atleta diventa così uno strumento per sviluppare la performance degli altri.